Violenza sulle donne, Boldrini al corteo nazionale critica il Governo

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Si è svolto ieri a Roma il Corteo Nazionale contro la Violenza sulle Donne. Presente Laura Boldrini che non ha risparmiato aspre critiche al Governo.

Corteo a Roma contro la violenza sulle donne

Un corteo che dalle dolci noti di rosa sfuma in un cruento purple e giunge fino al rosso…Rosso come l’amore passionale? No, rosso come il sangue delle donne uccise o picchiate o stuprate! Rosso come la more e la violenza a cui il Corteo si oppone!

Si è svolto ieri a Roma il Corteo nazionale contro la violenza sulle donne, partito alle 15.30 da piazza della Repubblica e arrivato intorno alle 17.30 in piazza San Giovanni.

Palloncini rosa lanciati in aria per ricordare tutte le vittime del 2018: tante, troppe, immense. Donne uccise, per la maggior parte, dai loro fidanzati, compagni o mariti in nome “dell’amore”.

Politica e violenza sulle donne

Il corteo, che in quanto “anti violenza“, sarebbe dovuto essere rigorosamente neutrale e a-politico: si viene uccise, abusate, picchiate, stuprate a prescindere dalle proprie convinzioni politiche.

Almeno in questo le donne dovrebbero essere tutte unite, al di là del Partito di appartenenza. Purtroppo così non è stato e la manifestazione si è macchiata di sfumature di parte. L’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, tra le prime file, non ha mancato di biasimare l’attuale governo, accusandolo di essere “oscurantista e maschilista” poiché la nuova Legge di Bilancio farebbe tagli sulle politiche antiviolenza.
Tuttavia non sono stati ricordati i numerosi decreti svuotacarceri proposti e approvati dai precedenti governi; decreti che hanno depenalizzato reati gravi come, ad esempio, lo stalking, di cui milioni di donne sono vittime ogni giorno.

Puntare tutto sulla Cultura e sulle manifestazioni ma abolire o indebolire le pene non è certo la soluzione per contrastare la violenza sulle donne.

Violenza sulle donne e libertà di scelta

Ieri le donne scese in piazza hanno voluto asserire con un risonante “NO!”, che NO, non è amore se lui ti picchia, NO, non è amore se ti spinge, ti strattona, ti minaccia, ti impedisce di vivere la tua vita o ti impone limitazioni che tu non vuoi. Non si uccide per amore, si uccide perché si è criminali!

In testa alle migliaia di donne accorse a manifestare, i centri antiviolenza d’Italia che, al momento, stanno soffrendo di pesanti tagli che possono mettere a rischio le possibilità d’intervenire in modo efficace per contrastare fenomeni di violenza o per soccorrere e ospitare donne abusate.

Slogan, cartelli, volontà di urlare al mondo che “le donne sono libere di scegliere”, determinazione a rivendicare il proprio diritto di esistere, di vivere, di autodeterminarsi dall’inizio alla fine: il diritto di non essere uccise!

Si è discusso non solo di femminicidi e stupri ma anche fenomeni quali la “tratta” che riduce ad un oggetto il corpo femminile. Tra il 2013 e il 2014 ben il 67% di donne è stata oggetto di tratta, soprattutto donne immigrate, portate qui con l’inganno, con la speranza di un lavoro onesto e di una vita migliore.

Il problema è socioculturale ma solo la cultura non basta, non più: sono necessari piani politici concreti per contrastare questa pratica aberrante che umilia i corpi e le anime di milioni di donne e bambine.

Violenza sulle donne ieri e oggi

Viene spontaneo un parallelismo con i cortei che a fine anni ’60 marciavano per le strade al grido di “Donne non si nasce, donne si diventa“, celebre slogan di Simone de Beauvoir passato alla storia.
Allora le donne marciavano per rivendicare il diritto di lavorare, studiare, creare, il diritto di non essere “solo donne”. Oggi le donne marciano per ribadire il loro orgoglio di essere donne!
Ma allora come ora è lo stereotipo sociale di “donna” che viene combattuto e rifiutato, la gabbia dentro cui la cultura vorrebbe rinchiudere l’emisfero femminile.

Le forme di violenza sono cambiate ma sempre di violenza si tratta.

Ieri sono state tante anche le bambine che hanno marciato sorridenti insieme alle mamme o alle sorelle maggiori. Ingenuità? Inconsapevolezza? Forse ma anche unione e solidarietà tra donne che hanno deciso di fare squadra, almeno per un giorno, di credersi, di fidarsi e affidarsi l’una all’altra per combattere i nemici: chiunque faccia violenza, fisica e/o psicologica, contro le donne.

 

 

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