Immigrazione clandestina: il modello Riace si espande

Arresti nella zona Castelli Romani per usura, truffa fiscale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso matrimoni combinati.

Immigrazione clandestina: da Riace ai Castelli Romani

Sono giorni, anzi mesi, che politici ed esponenti di determinati partiti continuano a ripetere che bisogna imitare il “modello Riace”.

Non si sono fermati neppure in seguito all’arresto del sindaco Domenico Lucano accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e assegnazione diretta nella gestione dei rifiuti. Anzi i cori hanno iniziato a cantare a voce ancor più altisonante.

E c’è chi li ha presi in parola e ha cominciato sul serio ad emulare la condotta del sindaco combinando matrimoni per far restare in Italia clandestini, pregiudicati per giunta.

E’ ciò che è accaduto nella zona dei Castelli Romani dove  i finanzieri del Comando provinciale di Roma  stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di 3 residenti  ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, usura e truffa a danni dell’INPS.

La banda dei Castelli Romani sarebbe composta da una coppia di coniugi e il padre ultrasettantenne dell’uomo, tutti e tre pluripregiudicati, più altri vari collaboratori del luogo.

Immigrazione clandestina, usura e truffa fiscale

I tre malfattori prestavano denaro con tassi d’interesse esorbitanti, talvolta superiori al 223% annuo. Oltre 50 i casi documentati, per lo più piccoli imprenditori, pensionati e persone con problemi di salute.

Ma non è tutto: la banda si stava muovendo per organizzare un matrimonio combinato tra una 26enne del posto con  F.Y, un pluripregiudicato di origine marocchina arrestato più volte e gravato da due decreti di espulsione.  Sono stati intercettati i dialoghi in cui un componente del trio di malviventi indicava alla futura “sposa”, le  risposte  da fornire alle domande dei funzionari della prefettura durante i controlli effettuati per accertare la regolarità del matrimonio.

Ciò va ad ulteriore dimostrazione che il modello di accoglienza “Riace” non era del tutto trasparente e non può essere preso quale modello da imitare e portare avanti. L’immigrazione deve essere regolata diversamente, in base a criteri di fattibilità ed integrazione e l’immigrazione clandestina va combattuta e condannata, non promossa e incentivata.

Infine il capostipite della banda, il padre ultrasettantenne, è indagato per truffa fiscale ai danni dell’Inps in quanto, da anni, percepiva pensioni d’invalidità e di accompagnamento per patologie mentali  articolari e cardiache, mentre, invece,  era perfettamente in grado di svolgere tutte le normali attività della vita quotidiana, guidava l’auto e frequentava assiduamente i locali. E’ stato stimato un danno ai danni dell’INPS di circa 70.000 euro.

Insomma Riace sicuramente può fornire molti spunti di riflessione ma, di certo, non di emulazione in questo triste e complesso momento dove l’immigrazione deve essere gestita con razionalità, competenza e, soprattutto, tanta coscienza.

 

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